LA PORTA DI MILANO: “SCENARI PER UN PAESAGGIO CONTEMPORANEO” - AEROPORTO DI MALPENSA - MILANO - CONCORSO DI PROGETTAZIONE

LA PORTA DI MILANO: “SCENARI PER UN PAESAGGIO CONTEMPORANEO”

Non c’è arte senza tecnica
e non c’è tecnica senza arte
Leonardo da Vinci

Mandataria:
Stahlbau PICHLER
Via Edison, 15 - 39100 Bolzano
Tel. 0471/065000, fax. 0471/65001

Artisti:
Mario Airo’ - Genova
Liliana Moro - Milano
Anna Daneri - Genova

Progettisti:
SibillAssociati s.r.l. - Genova (Capogruppo)
Ce.As - Centro Analisi Strutturale - Milano (Mandante)
Studio Tecnico Ronzoni e Associati - Milano (Mandante)
Arch. Enrico Congiu - Genova (Mandante)
Ing. Filippo Palazzi - Sorisole (BG) (Mandante Giovane professionista in organico presso CeAS)

Impresa:
Stahlbau PICHLER - Bolzano (Mandataria)

PROGRAMMA: Coniugare arte e tecnica assume un valore particolare in un progetto pensato per Milano, città che ha visto, fin dai tempi di Leonardo, intercorrere un fitto e ricco dialogo tra creatività e sperimentazione tecnologica.
Il progetto prevede di trasformare il sito da semplice spazio di attraversamento a spazio integrato e contenente: spazio in cui muoversi con piacevolezza, spazio in cui vedere ed incontrare contenuti stimolanti. Per ottenere ciò si è pensato di interrompere parzialmente i tapis roulants nel loro segmento centrale: un’area minima di passaggio che non interferisca con la funzionalità del transitare agevolato e al contempo consenta l’uso di questo nuovo luogo.
Nuovo luogo: Heidegger fa risalire la parola spazio al fare spazio, dissodare il terreno, rendere agibile alla comunità umana e alle sue necessità lo spazio naturale.
L’opera ideata dal team prevede la costruzione di una copertura vetrata, parzialmente filtrata per motivi climatici, formata da due piani ondulati che si intersecano a differenti altezze. I sostegni di questi due piani sono strutture in acciaio ramificate che partono da 6 pilastri, sollevando la copertura ad un’altezza tra i 6 ed i 9 metri. Si è ritenuto efficace avere una grande altezza e una forte luminosità in questo spazio, a cui si giunge da luoghi di passaggio bassi e oscuri, al fine di aumentarne le caratteristiche di luogo destinato alla sosta ed alla fruizione di eventi. Le strutture sono studiate in modo da ramificarsi in dita agili, in modo da alleggerire la struttura via via che si sale, onde amplificare il senso di fronda della copertura.
L’area coperta è di ampie dimensioni ed è trattata come un giardino d’inverno: da un lato la copertura si articola con il pavimento grazie ad una parete parabolica erbosa: questa col suo andamento curvilineo rende vaga la collocazione dell’orizzonte, dando maggiore ampiezza e continuità allo spazio. Da un lato un’area ampia che si vorrebbe dedicata ad attività espositiva temporanea, dall’altro lato lo spazio è concluso da una vetrata che consente l’accesso ad un giardino esterno, articolato dal progetto scultoreo/acustico di Liliana Moro, che ricrea tecnologicamente suoni naturali inaspettati. Saranno proprio gli elementi sonori ad accompagnare il visitatore e il passante anche nel nuovo spazio, creando una sorta di guida alla scoperta degli elementi strutturali e delle opere che lo costituiscono, delle zone espositive e delle aree esterne.
Al di sotto della copertura, come quinte naturali che segmentano ed articolano lo spazio vi sono 3 elementi scultorei progettati da Mario Airò: si tratta di strutture leggere di pannelli solari esagonali, variamente orientati, in modo da simulare la copertura di fronde di un albero a cespuglio. Alla base di uno di questi vi è una vasca d’acqua che contiene un disegno semisommerso in fibre ottiche, che è alimentato dall’energia prodotta dai pannelli e pertanto si accende e spegne ad intermittenza in sincronia con le condizioni climatiche della giornata. Il disegno riprende uno schizzo di Leonardo: uno studio per il labirinto arboreo usato poi per la decorazione della sala dell’Asse nel Castello Sforzesco.
Tutto il progetto prende spunto da riflessioni a vari livelli rispetto all’operare di Leonardo: artista e sperimentatore di tecniche, inventore di strutture e macchine provenienti da studi, indagini e esperienze dirette legate all’osservazione di fenomeni naturali.
Il suo modo di operare è preso d’esempio, in tutto il progetto integrato qui rappresentato, quale indefessa attitudine a cercare di coniugare tecnologia e conoscenza del mondo, in un’instancabile invenzione di possibilità.
Per questo si vorrebbe utilizzare lo spazio espositivo, precedentemente citato, soprattutto per presentare attività di ricerca e di sperimentazione nei diversi ambiti disciplinari nei quali Milano eccelle.
Un modello di questo operare potrebbe essere assunto da una mostra, dedicata ad Angelo D’Arrigo e alla presentazione di due suoi progetti:
- l’installazione del progetto Leonardo in cui viene esposta la ricostruzione di un’ala da un disegno del Codice Atlantico di Leonardo da Vinci, utilizzando le tecnologie e i materiali sviluppati per la costruzione dei moderni deltaplani, e successivamente testata all’interno del tunnel del vento della Fiat, dimostrandone l’effettiva volabilità.
- l’installazione visiva del progetto Mimesis, in cui un condor, concepito in cattività, viene seguito fin dalla schiusa dell’uovo da D’Arrigo, allevato insegnandogli ad utilizzare le ali e accompagnato in volo al fine del suo reinserimento nel suo contesto naturale, una vallata delle Ande in Perù.
Anna Daneri