MUSHROOM 1° - ARCHITETTURA COME VISIONE DI ARTE CONTEMPORANEA - TORINO

OPERE IN ESPOSIZIONE
 
Laboratori didattici delle Facoltà di Scienze M.F.N. e Farmacia
Università degli studi di Torino
 
Nuovo impianto sportivo per le gare di Biathlon
XX giochi Olimpici invernali_Torino 2006
 
Radio19
Emittente del quotidiano IL SECOLO XIX a Genova
 
Programma: L'articolato sistema di immagini che ci investe quando entriamo nello spazio di Quarter Relocated annulla ogni distinzione tra pensatore ed operatore. Il progetto, le architetture e le immagini che ci raccontano gli spazi sono tutte “opere” in quanto espressioni di un'esigenza creativa unita ad una riflessione metalinguistica che ha per oggetto lo spazio. Alla stratificazione dell'impianto visivo si accompagna la concatenazione dei personaggi-autori fino a fondere le parti fra loro. SIBILLASSOCIATIsrl applica alle esigenze strutturali delle proprie architetture le conoscenze acquisite culturalmente e quelle apprese sensorialmente dal contesto dell'arte contemporanea. Ernesta Caviola, fotografa, realizza un documento visivo senza mai eludere il pensiero di produrre cultura sociale attraverso le immagini. Nel panorama contemporaneo della progettazione sono numerose le connessioni che vengono attivate attraverso l'apertura a campi linguistici differenziati, come fonti di innovazione costante e stimolo all'orizzonte progressivo di ogni linguaggio. L'architettura guarda alla scienza, alla tecnologia, alla bioetica e all'ecologia per riformulare i suoi valori nel presente. Il dialogo tra arte ed architettura invece affonda solide radici nel passato e SIBILLASSOCIATIsrl compie un'operazione che si inserisce nel solco di questo rapporto individuando soluzioni insolite e personali: non si tratta di far abitare l'arte nell'architettura, né di produrre architetture-sculture che assumano il valore di opera in sé, ma di integrare elementi e riflessioni contemporanee del mondo dell'arte, spesso arcane ed incomprese dal comune sentire, nello spazio dell'esperienza quotidiana, negli ambienti ordinari del reale. La peculiarità di queste operazioni consiste nel realizzare luoghi in cui far dialogare linguaggi alti e bassi, maggiori e minori, per far confluire la dimensione culturale nella vita sociale - sulla scia dell'Inghilterra dell'Art & Craft e della Germania del Bauhaus - filtrando le esigenze funzionali per ampliare le consuete modalità di distribuzione e di fruizione del luogo da vivere e da abitare. Il riferimento esplicito agli spot painting di Damien Hirst - nella realizzazione della sede di Radio19 a lui dedicata - apre in realtà forti rimandi con l'opera di artisti come Daniel Buren o David Tremlett, capaci di alterare lo spazio percettivamente per mezzo di codici linguistici piani e tradizionali come la pittura e di modificare la comprensione strutturale e geometrica dell'ambiente di riferimento. Il pois come unità pitturale si stacca dalla parete e si imprime allo sguardo perforando lo spazio e modificando la prospettiva e la distanza fra le parti. L'interno di Radio19 assume i contorni di una scatola di confetti colorati, di pillole galleggianti in un mondo di percezioni allucinate in cui appare e sorride un coniglio, erede dell'immagine evanescente e beffarda dello Stregatto di Alice, eco del Rabbit di Koons e di Hase, il coniglio rosa sdraiato sulle colline cuneesi. Presenza evanescente nata dal bisogno di nutrire, legittimare e svelare la creatività che fuoriesce dalle griglie funzionali dell'architettura. Un bianconiglio rivisitato che ritroviamo aggirarsi per le scale ed i piani del Biathlon di Cesana Torinese, sullo sfondo di pareti di un arancione saturo ed alieno, in mezzo a spazi che ribaltano gli interni in palchi e prosceni, riqualificando l'esistere quotidiano e suggerendone nuove collocazioni. I laboratori dell'università di Chimica e Farmacia di Torino sono l'esempio più sottile dell'ibridazione di codici linguistici differenti a partire dal codice primario: la scrittura. I numeri che indicano le stanze e gli accessi ai laboratori sono spessi, pesanti, incombono sulle porte trasformandosi lentamente in presenze che abitano lo spazio; da simbolo referenziale diventano segno autonomo, imbastendo un dialogo serrato con le luci diafane e diagonali dei soffitti. L'intervento sembra essere minimo eppure riesce a coinvolgere l'assetto generale, inserendosi sensibilmente anche nel suolo, aumentandone solidità e presenza. La fotografia di Ernesta Caviola registra con la precisione di un sismografo le variazioni minime dell'atmosfera degli ambienti, la densità dell'aria, quasi ad essere un'operazione scientifica che intercetta qualità emotivo-percettive e culturali negli spazi. In realtà ad ogni angolo e dietro ogni vetro si avvertono clean d'oil svanire nel nulla, seguiti dall'eco di voci surreali che abitano i corridoi. Il cotè visionario diventa denominatore comune di questi interventi architettonici, ricchi di percezioni mentali ed evocative, senza che per questo rinuncino alla funzionalità ed agibilità dei propri interni.
 
Testo di Francesco Solero - Fotografie di Ernesta Caviola